Andrea Felice | A trip to Fantacity – L’Arte di essere Felice
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A trip to Fantacity – L’Arte di essere Felice

A trip to Fantacity – L’Arte di essere Felice

Di Fortunato D’Amico
Il viaggio verso FantaCity ha inizio a Roma. E’ necessario avere le carte in regola e indossare sulla pelle il lasciapassare che attesta il permesso di valicare la Porta Magica, per iniziare il pellegrinaggio che dall’Esquilino romano ci condurrà nei luoghi meravigliosi dove, per citare una canzone degli anni “70, “Amore e Fantasia, diventano un cosa sola”. Le nostre vacanze romane si preannunciano come una interminabile passeggiata tra le rovine del passato e le meraviglie del futuro. Accompagnati dalle prospettive di ampi sfondi panoramici, elementi frattali nei quali si rispecchiano universi a più dimensioni, da quella personale a quella planetaria, impareremo a conoscere le regioni più impervie e quelle più confortevoli del “trip” promosso da Andrea Felice, nuovo modello umano di personaggio che nasce in un fumetto e si comporta come un fumetto. Si, perché questa storia ha radici strane, misteriose, poco conosciute dall’invasione dei mezzi di comunicazione di massa, anche se di essi la nostra narrazione fa uso e abuso e su di essi costruisce meccanismi perversi, ma al fine liberatori di energie potenti che sprigionano stati di benessere, difficili da raggiungere se non attraverso la mediazione del linguaggio simbolico e rappresentativo, predisposto a veicolare i nostri pensieri e le nostre azioni verso qualcosa che va oltre il quotidiano operare.
Un viaggio di andata e ritorno “da e verso Roma”, varcando i confini sottili di tutti gli universi che separano la realtà dalla magia. Certo, il timore di trovarci di fronte all’ignoto, vedere, toccare, udire cose che non avevamo mai pensato, si annida dentro di noi; ma questo è uno stato d’animo transitorio. Accompagnati dalla nostra guida circumnavigheremo l’insondabile per raggiungere la salvezza. Ci aveva già pensato l’imperatore Adriano duemila anni fa a regalare ai suoi ospiti giunti a Roma da tutte le periferie dell’impero un’esperienza come questa di FantaCity. A Tivoli, Adriano fece costruire un angolo di cosmo terreste e celeste, in cui raccolse la sintesi di tutte le “visioni” allora possibili dei “trip” percorribili sulle piste di quell’epoca.

Roma ha la password, le chiavi di Pietro e Paolo, ambivalenti fondatori della cristianità, ma anche quelle dimenticate di Massimiliano Palombara, marchese di Pietraforte, alchimista di pensiero rosacrociano che fece edificare accanto ai Trionfi di Mario l’omonima villa di cui oggi sono rimaste alcune delle vestigia identificate coi nomi di Porta Magica, Porta Alchemica, Porta dei Cieli. Percorsi sacri e profani da percorre entrambi, muovendosi sul filo dell’equilibrista e con la grazia di una ballerina che danza leggiadra sulle storie di ieri e quelle del prossimo futuro.

Entrando a Roma, quindi, il forestiero avrebbe potuto recarsi nei luoghi costruiti per questa esperienza e oltrepassare magicamente le porte simboliche a ridosso delle mura della città e ritrovarsi in altre località del modo di cui aveva solo una lontana conoscenza.
La FantaCity di Andrea Felice lascia intravedere la sua appartenenza a quelle località-santuario in cui la purificazione avviene nel procedere lungo il percorso iniziatico. Il viaggiatore, di per se un eterno figlio dei fiori, ritrova la sua identità perduta nella memoria e si proietta nel domani e nel passato senza più soluzione di continuità.

Un incredibile tour dalle infinite suggestioni e dal volto poliedrico, in una città sempre diversa ma incredibilmente unica, meta di turisti, pellegrini, forestieri, sognatori, fedeli, architetti, idealisti. Roma-Amor, Caput Mundi dal profumo di rose, luogo e logo della Storia contrassegnato dalla presenza e dalla permanenza di tracce, consistenze di tutti i pensieri dell’umanità indotti dalla sovversione poetica, accolti in questo sito in cui hanno ricevuto le stigmate e le parvenze fisiche, figlie di una pietra filosofale contrattata per innalzare architetture, città, territori e luoghi e custodire il “genius loci”.
A molti secoli di distanza tra il seicento e il settecento del secondo millennio, il Grand Tour, inaugura l’epoca del turismo di massa. La meta finale è sempre Roma con le sue rovine archeologiche, i ricordi di un passato imperiale, le vestigia da recuperare per ricostruire la memoria collettiva e l’orizzonte su cui adagiare futuro.
Nell’urbe romana la richiesta di immagini e souvenir da consegnare agli stranieri in visita alla capitale è sempre più impellente. Giambattista Piranesi sarà il catalizzatore dello spirito coevo e del fermento che anima il modus operandi nell’età della prima rivoluzione industriale. Le sue grafiche in bianco e nero, ricche di magnificenza e di chiaroscuri drammatici, svelano ai più attenti osservatori del mistero il volto religioso e sacrilego che anima il DNA della comunità dei figli della lupa, partoriti sulle rive del Tevere.
Un sacrilegio che è possibile anche ad Andrea Felice quando decide di contaminare con i personaggi della fantasia disneyana le vedute del paesaggio romano eternate da Piranesi.
Frammenti di estremi temporali coniugati al presente, ispirati all’impianto immaginifico delle copertine di Paperopoli, disegnati e colorati da Carl Barks intorno al personaggio di Donald Duck, si innestano ai brani decadenti della città antica e danno origine alle apocalittiche scenografie di FantaCity.
Intuizioni ancestrali nel limbo sottile in cui l’etereo sconfina nel tangibile e rende possibile l’invenzione di qualcosa che prima non c’era e che ora è condivisa da tutti quelli che hanno partecipato alla visione dell’immagine. Le affinità elettive ai mondi i imperituri preannunciati da Hieronymus Bosch nelle sue opere, territori del substrato psicologico, echeggiano le folgorazioni di Andrea Felice proiettandole nella dimensione della meraviglia, folgorazione intuitiva di un destino che preannuncia la sua apparizione. La rete di FantaCity dirama nel fitto tessuto di connessioni percorribili lungo le direttrici che collegano questo sito fantastico alle follie visionarie di artisti del secolo scorso, primo tra tutti Salvatore Dalì. Le bizzarrie surrealiste dell’artista spagnolo anticipano l’attitudine moderna, derivata dall’uso dei media di massa, di miscelare scene e immagini proveniente dalle più disparate situazioni, anacronistiche tra di loro e assolutamente incongrue rispetto al comune senso dell’ordinario procedere.
Andrea Felice, architetto e professore di Scenografia multimediale, presso l’Università “La Sapienza” di Roma, manifesta nelle sue opere la predisposizione a sperimentare tecniche di creazione di soggetti e ambienti caratterizzati da un eccesso di elementi performativi, ridondanti nel palcoscenico della rappresentazione iconografica ed emblematici di una concezione figurativa fortemente influenzata dall’invasione mediatica del pensare contemporaneo.
E’ figlio della generazione cresciuta durante il boom economico degli anni 60 e 70, momento storico del secondo dopoguerra in cui l’America esportava in Europa l’ideologia del consumismo, i miti e i valori sociali promossi attraverso la radio, la televisione, il cinema, le riviste, i fumetti e gli altri apparecchi domestici che avrebbero costellato il nostro habitat prima di questa grande crisi planetaria. Fenomeni antropici che hanno educato i giovani ad accettare l’idea di una crescita economica e di un modello di progresso senza fine, collegato all’ascesa del capitalismo e delle multinazionali. Percorsi culturali che hanno comunque reso possibile una nuova condizione per l’arte di confrontarsi con la contemporaneità e di interagire con essa condividendone i mezzi tecnologici e i loro linguaggi.
FantaCity è la sintesi di un percorso poetico che, come illustrano le sezioni di questo catalogo, transita dal mondo dei fumetti e dai racconti di avventure di Edgar Allan Poe e raggiunge, passando dalla porta più stretta, quella del linguaggio e dell’iconografia popolare, comprensibile da tutti, capace di sollecitare sensibilità assopite e catturare negli archetipi collettivi i sentimenti con cui in questo scorcio di inizio millennio ci apprestiamo a transitare nel futuro.